La notte peggiore della mia vita di mamma

Notti in bianco con Batman

Non sarò una supermamma, ma ho un figlio supereroe.

O almeno credo, ‘ché si sa, i ricordi poi si affievoliscono e sembrano sempre meno amari. Per questo stavolta ho deciso di scriverla subito, quella che penso essere stata la notte peggiore della mia vita di mamma.
Una notte in cui non c’entravano malanni o ansie. C’entrava la mia testa, che è crollata. Come in un videogioco anni ’90: GAME OVER, insert coin. E mentre Enea piangeva in camera sua, io piangevo seduta nel mio letto, con tanto di sangue dal naso, a me che non succede mai, immagino avessi la pressione alle stelle.
All’improvviso mi ero sentita persa, e sola, e incapace di prendere alcuna decisione che fosse buona per Enea. All’improvviso mi sono vista egoista e sbagliata. Continua a leggere

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Sarai Eva

Eva - Eco

Sarai Eva.
Eri già Cece, prima di sapere chi fossi, se bambino o bambina.
Un nome per parlare di te con Enea, per renderti vera anche se invisibile.
Poi ti sei rivelata femmina, e quel nome era già lì, pronto ad accoglierti, a sceglierti, a farti esistere al di fuori di quella pancia in cui ti confondi.
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È solo questione di impegno e di esempio

esempio-gioia

Pranzo al ristorante: esempio di gioia sotto Carnevale

Farsi esempio, con tutto l’impegno che ne consegue. Credo sia una delle cose più importanti e al tempo stesso più difficili per un genitore.
Importanti da capire, perché è alla base della nostra impronta educativa; difficili da mettere in pratica, perché la stanchezza, la fretta e spesso l’abitudine ci rendono ‘cattivi’ esempi ogni giorno.
Ma diventare genitori è anche la più grande occasione che abbiamo per migliorare noi stessi. È (solo) questione di mettere in pratica alcune semplici regole. Continua a leggere

Mamma (degenere?) nel tempo libero

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Le nostre colazioni al bar del sabato mattina

Si può essere mamma per 4 ore al giorno? E che mamma?
Me lo chiedo spesso, da quando ho ricominciato a lavorare a tempo pieno, quasi un anno fa. Vedo Enea la mattina dalle 6.30/7.00 alle 8.00, poi la sera, più o meno dalle 19.00 fino alle 22 che non si addormenta.
Che tristezza, è il primo pensiero. Ma non sarei io, se mi fermassi lì, a piangermi addosso e lamentarmi. Con la nascita di Enea ho imparato a usare la positività che tenevo nascosta chissà dove, e che adesso è fondamentale per scacciare il pensiero che siano gli altri a crescerlo (le maestre, i nonni) e che non si possa essere una brava mamma nel “tempo libero”.
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Non si nasce una volta sola. Perchè ‘Casa Tufilla’ – Parte 2

C’era una volta, circa una decade fa, una crisi che ha incontrato il mio cammino e alla quale ho scelto di affidarmi. Una crisi che ho accettato, e con essa il cambiamento che ha portato. Un seme che, come vi ho già raccontato, è sbocciato in qualcosa a me molto caro, questo diario, il diario di Casa Tufilla.

Rua delle stelle web.png

Rua delle Stelle (rrete li mierghie)

Quell’atto di fiducia che ho avuto verso me stessa mi ha portata in un gruppo di alpinisti e da lì in giro per le Marche e anche l’Italia, in cerca di roccia, orizzonti, ripidi sentieri e cieli verticali. E mi ha portata molto spesso in una città, Ascoli Piceno, che ho scoperto e apprezzato in poco tempo, e con essa le persone. Schiette e toste.

Al i là di una delle piazze più belle d’Italia, al di là del fascino della Rua delle Stelle, di quello spazio “rrete li mierghie” (dietro ai merli) che meriterebbe di veder sbocciare bistrot e botteghe di artisti, esplosioni di fiori sul fondo acciottolato che si sporge sul fiume, quello che tra tutti i luoghi mi ha toccato di più le corde della gioia è stata lei, una piccola porta, alta e stretta, poggiata su uno sperone di tufo, che sembra non sapere se imporsi o restare defilata, se assumere quel ruolo di varco verso una città preziosa o starsene lì a lasciare che l’attraversino, che la superino. Porta Tufilla. Continua a leggere

Non si nasce una volta sola. Perchè ‘Casa Tufilla’ – Parte 1

Roccamorice

Giovine e coi ricci al vento, in falesia a Roccamorice

Lo sapete perché questo blog si chiama Casa Tufilla? Stamattina pensavo che ve lo voglio raccontare, ma per farlo devo partire dall’inizio.

Gran Sasso

Gran Sasso, le prime vie alpinistiche

Un inizio che parte da una scelta, quella di mettere la parola fine ad un periodo della mia vita in cui non ero contenta di me, non ero quello che speravo per me. Un cambio radicale, che inizia con la montagna, il trekking, l’arrampicata, l’alpinismo.

Una fine dell’anno, poi, che dà il via a quei pensieri capaci di rimettere tutto in fila, le cose successe, i desideri nascosti, le scelte inconsapevoli, tutto torna chiaro. In quella sera di fine anno ho sentito il bisogno di buttare fuori i pensieri e il vissuto, e di ringraziare chi ne aveva fatto parte. Questa è la lettera che ho ritrovato stamattina nel mio hard-disk, che non spiega il perché di “Casa Tufilla”, ma senza il periodo che racconta, Casa Tufilla non ci sarebbe mai stata (o perlomeno non si sarebbe chiamata così). Continua a leggere

Ti porterà il vento

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Gentile, nato nel 1915, ed Enea, nato nel 2015. Un secolo di separazione, eppure così vicini.

Ciao Gentile,
oggi è il tuo compleanno, 101 anni, ma tu hai deciso che non volevi festeggiarlo qui. Avevi avuto la tua grande festa lo scorso anno, con tutto il nostro piccolo paese a festeggiarti, e probabilmente è così che volevi far ricordare il tuo compleanno. E allora ci hai lasciati, il primo giorno di questo dicembre, perchè non volevi passarlo in ospedale, o chissà.
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I figli creano dipendenza?

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Non so a voi, ma credo che a me i figli creino dipendenza (poi magari al secondo o al terzo ne riparliamo :)).
Sono diventata mamma tardi, 36 anni. Certo, in linea con i tempi di adesso, ma lasciando stare dinamiche sociali ed economiche, è tardi.
Per questioni di energia, prima di tutto, e di tempo, poi.
Perchè se a 20 anni le notti in bianco le reggi a gogo e l’hangover dura giusto qualche ora, a 36 ti sconquassano come non mai. Perchè se a 20 anni balli per ore senza sosta, a 36 hai il fiatone dopo la seconda rampa di scale. Ma lasciando l’ironia e i limiti fisici, a 36 anni è tardi perchè solo quando li vedi crescere da un giorno all’altro, ti rendi conto di quanto il tempo voli e capisci che se avessti fatto i tuoi figli prima, avresti più vita da trascorrere con loro, stargli accanto, vedere cosa diventeranno e se e come continueranno a mandare avanti questa Terra.
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