Mamma (degenere?) nel tempo libero

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Le nostre colazioni al bar del sabato mattina

Si può essere mamma per 4 ore al giorno? E che mamma?
Me lo chiedo spesso, da quando ho ricominciato a lavorare a tempo pieno, quasi un anno fa. Vedo Enea la mattina dalle 6.30/7.00 alle 8.00, poi la sera, più o meno dalle 19.00 fino alle 22 che non si addormenta.
Che tristezza, è il primo pensiero. Ma non sarei io, se mi fermassi lì, a piangermi addosso e lamentarmi. Con la nascita di Enea ho imparato a usare la positività che tenevo nascosta chissà dove, e che adesso è fondamentale per scacciare il pensiero che siano gli altri a crescerlo (le maestre, i nonni) e che non si possa essere una brava mamma nel “tempo libero”.
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Di cose usate e pochi vezzi

Usato

Tutto “usato” tranne le scarpe

Che le mie scarpe da tennis costantemente ai piedi e il trucco solo quando capita non promettessero nulla di buono, credo fosse ormai chiaro anche a mia madre, affezionata al tacco 10 pure sui sampietrini e trucco, unghie e parrucco sempre a puntino.
Io no: se un giorno decido di mettermi lo smalto, ho le unghie di pasta sfoglia per mesi, ho i capelli corti perché tanto da lunghi li portavo sempre legati, e i miei piedini sono stati programmati per rifiutare un banalissimo tacco 4 dopo 30 minuti. Ci si poteva aspettare da me che diventassi una mamma fashion e vezzosa? Direi di no.

E infatti, il mio dolce angioletto biondo se ne va per il suo piccolo mondo con capelli boccolosi pettinati dal vento (sì, pettinati, non spettinati), tute comode, jeans, t-shirt e sticaxxi se si sporca.
Ma soprattutto, e adesso viene il bello, quasi tutto è di seconda mano. Sacrileggggggio! Continua a leggere

Si va in trasferta. E me la godo!

Vienna

Ti svegli, apri la finestra, e c’è Vienna là fuori

Bene, con questo racconto voglio inaugurare la saga della “Madre Degenere”, quella che porta gli altri ad attribuirti sensazioni che non provi, o a stupirsi di fronte al modo in cui affronti certe situazioni, perché non è così che se lo immaginavano o perché loro non avrebbero fatto lo stesso. Un modo per accettare la diversità e riderci su, prenderne al solito il meglio e lasciare il resto. Mi sento una brava mamma, una che ce la mette tutta, se non altro, che cambia se stessa se si accorge di non essere ‘abbastanza’, per restare coerente alla sua visione di genitorialità. Per questo voglio provare a sdrammatizzare, a sorridere di quelle cose che non tutti comprendono o approvano. Perché la verità non è per forza di qua o di là, e non è nemmeno una sola, molto spesso. Parlerò di quando lascio Enea, di quando è malato, di come lo vesto. E altri argomenti arriveranno, nel mio percorso di Mamma Degenere.

Ma cominciamo, è ora. E lo faccio parlando della mia prima trasferta di lavoro. Della prima volta in assoluto che lascio Enea per la notte, da quando è nato. Per 3 notti, addirittura. Continua a leggere