I 7 motivi per cui sono una madre degenere: #1 allattamento

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Enea e la sua sonnolenza appena nato


Nasci mamma e ti accorgi che tutti hanno qualcosa da dirti.
La differenza rispetto a prima è che invece di limitarsi a ‘criticarti’ alle spalle, ora che sei mamma quello che è giusto te lo devono proprio dire. Sia mai che tuo figlio cresca male.
Quando poi provi a far valere le tue ragioni, la risposta solitamente è “Non mi pare che quelli che (descrizione variabile in base all’oggetto della conversazione) siano morti o cresciuti tanto male”. E grazie al cavolo! Anche mio padre fumava con me in macchina, e non sono morta (almeno, non ancora), ma io non lo farei mai!

Il fatto che poi io, figlia di una pedagogia fatta di sculacciate, urla e punizioni, abbia combattuto (e con qualcosa combatto ancora, a 37 anni suonati) con depressione, insicurezze, autostima altalenante e attacchi di rabbia dovuti probabilmente a ferite mai chiuse, non fa nascere per niente il dubbio che forse forse qualcosa potrebbe essere (giustamente) evoluto, o che quello che a me non è piaciuto, magari non voglio ripeterlo con Enea. Continua a leggere

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La notte peggiore della mia vita di mamma

Notti in bianco con Batman

Non sarò una supermamma, ma ho un figlio supereroe.

O almeno credo, ‘ché si sa, i ricordi poi si affievoliscono e sembrano sempre meno amari. Per questo stavolta ho deciso di scriverla subito, quella che penso essere stata la notte peggiore della mia vita di mamma.
Una notte in cui non c’entravano malanni o ansie. C’entrava la mia testa, che è crollata. Come in un videogioco anni ’90: GAME OVER, insert coin. E mentre Enea piangeva in camera sua, io piangevo seduta nel mio letto, con tanto di sangue dal naso, a me che non succede mai, immagino avessi la pressione alle stelle.
All’improvviso mi ero sentita persa, e sola, e incapace di prendere alcuna decisione che fosse buona per Enea. All’improvviso mi sono vista egoista e sbagliata. Continua a leggere

Mamma (degenere?) nel tempo libero

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Le nostre colazioni al bar del sabato mattina

Si può essere mamma per 4 ore al giorno? E che mamma?
Me lo chiedo spesso, da quando ho ricominciato a lavorare a tempo pieno, quasi un anno fa. Vedo Enea la mattina dalle 6.30/7.00 alle 8.00, poi la sera, più o meno dalle 19.00 fino alle 22 che non si addormenta.
Che tristezza, è il primo pensiero. Ma non sarei io, se mi fermassi lì, a piangermi addosso e lamentarmi. Con la nascita di Enea ho imparato a usare la positività che tenevo nascosta chissà dove, e che adesso è fondamentale per scacciare il pensiero che siano gli altri a crescerlo (le maestre, i nonni) e che non si possa essere una brava mamma nel “tempo libero”.
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Di cose usate e pochi vezzi

Usato

Tutto “usato” tranne le scarpe

Che le mie scarpe da tennis costantemente ai piedi e il trucco solo quando capita non promettessero nulla di buono, credo fosse ormai chiaro anche a mia madre, affezionata al tacco 10 pure sui sampietrini e trucco, unghie e parrucco sempre a puntino.
Io no: se un giorno decido di mettermi lo smalto, ho le unghie di pasta sfoglia per mesi, ho i capelli corti perché tanto da lunghi li portavo sempre legati, e i miei piedini sono stati programmati per rifiutare un banalissimo tacco 4 dopo 30 minuti. Ci si poteva aspettare da me che diventassi una mamma fashion e vezzosa? Direi di no.

E infatti, il mio dolce angioletto biondo se ne va per il suo piccolo mondo con capelli boccolosi pettinati dal vento (sì, pettinati, non spettinati), tute comode, jeans, t-shirt e sticaxxi se si sporca.
Ma soprattutto, e adesso viene il bello, quasi tutto è di seconda mano. Sacrileggggggio! Continua a leggere

Si va in trasferta. E me la godo!

Vienna

Ti svegli, apri la finestra, e c’è Vienna là fuori

Bene, con questo racconto voglio inaugurare la saga della “Madre Degenere”, quella che porta gli altri ad attribuirti sensazioni che non provi, o a stupirsi di fronte al modo in cui affronti certe situazioni, perché non è così che se lo immaginavano o perché loro non avrebbero fatto lo stesso. Un modo per accettare la diversità e riderci su, prenderne al solito il meglio e lasciare il resto. Mi sento una brava mamma, una che ce la mette tutta, se non altro, che cambia se stessa se si accorge di non essere ‘abbastanza’, per restare coerente alla sua visione di genitorialità. Per questo voglio provare a sdrammatizzare, a sorridere di quelle cose che non tutti comprendono o approvano. Perché la verità non è per forza di qua o di là, e non è nemmeno una sola, molto spesso. Parlerò di quando lascio Enea, di quando è malato, di come lo vesto. E altri argomenti arriveranno, nel mio percorso di Mamma Degenere.

Ma cominciamo, è ora. E lo faccio parlando della mia prima trasferta di lavoro. Della prima volta in assoluto che lascio Enea per la notte, da quando è nato. Per 3 notti, addirittura. Continua a leggere