Educare senza arrabbiarsi, è possibile? Pare di sì…e tentar non nuoce.

Gentilezza

Le delicatezze di un bimbetto di due anni e poco più.

Che io sia una lettrice accanita, di siti, blog, libri e articoli, ormai dovreste saperlo.
E anche che sono mamma di un bambino primitivo, che morde e pizzica quando è in preda alle emozioni (e pure schiaffi, ultimamente, che ci mancavano, sia mai!).
Sono pure costantemente devastata dall’autocritica, dal perfezionismo e dalle manie di controllo.
Metti insieme questi 3 ingredienti e cosa ne viene fuori? Una mamma che di fronte alle fasi critiche e ai comportamenti del proprio bambino, legge, si informa e le prova tutte, perché è vero che i comportamenti dei bambini non sono sempre colpa nostra, ma è una nostra responsabilità aiutarli a gestirli e correggerli, certi comportamenti, se non sono positivi.

E allora, dopo i rimedi fai da te e le lettere alle riviste di pedagogia e le varie leggi del taglione, sono approdata, grazie al consiglio di un’amica, sulla pagina youtube di Bimbiveri, a cui è associato l’omonimo sito. Tra i due, quello che vi consiglio di seguire è il canale youtube, dove ci sono numerosi video in cui Roberta Cavallo, consulente con diversi anni di esperienza in centri di affido familiare, racconta in modo chiaro e semplice la sua esperienza. Esperienza che, a quanto pare, ha funzionato con successo con i bambini in affido, di certo più delicati.
E allora perché non dovrebbe funzionare con Enea?“, mi sono detta.
E nelle pause pranzo e la sera a letto, ho preso l’abitudine di ascoltarmi uno o due video della Cavallo apprendendo dei principi che sto applicando con Enea…certo, ci vuole tempo e perseveranza, ma qualcosa inizia a muoversi, in queste ultime due-tre settimane (vi avevo anticipato qualcosa in questo post). Spesso la ascolto anche in macchina, perché ho scaricato i video sul mio cloud e posso sentirli senza finire i Giga (…come mi è già successo…tontolona!) Continua a leggere

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App sulla gravidanza ne abbiamo?

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Il bambino in 3D dell’App Sprout Gravidanza

Potevano, in un un mondo 2.0, 3.0, 4.0, n.0, non esistere App per la gravidanza?
Ovvio che no. E io, nonostante sia poco più che 1.0 (avrete notato che a parte la semi-regolarità con cui scrivo qui, per il resto sono molto incostante su Facebook, Instagram e Twitter) già per la gravidanza di Enea avevo scaricato una app dedicata. In questa seconda gravidanza, nonostante la curiosità e la necessità di informarmi siano molto meno frequenti rispetto alla prima, ho voluto fare uno step ulteriore e provarne anche altre. Ora, sarà stato il sesto senso, o forse solo culo, ma quella che avevo usato per Enea si conferma migliore App per seguire la gravidanza.
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La notte peggiore della mia vita di mamma

Notti in bianco con Batman

Non sarò una supermamma, ma ho un figlio supereroe.

O almeno credo, ‘ché si sa, i ricordi poi si affievoliscono e sembrano sempre meno amari. Per questo stavolta ho deciso di scriverla subito, quella che penso essere stata la notte peggiore della mia vita di mamma.
Una notte in cui non c’entravano malanni o ansie. C’entrava la mia testa, che è crollata. Come in un videogioco anni ’90: GAME OVER, insert coin. E mentre Enea piangeva in camera sua, io piangevo seduta nel mio letto, con tanto di sangue dal naso, a me che non succede mai, immagino avessi la pressione alle stelle.
All’improvviso mi ero sentita persa, e sola, e incapace di prendere alcuna decisione che fosse buona per Enea. All’improvviso mi sono vista egoista e sbagliata. Continua a leggere

Esami prenatali, è così facile scegliere?

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Immagine del corredo cromosomico, o cariotipo, di una donna. Fonte www.lescienze.it (© Visuals Unlimited/Corbis)

Aspetti un bambino, è tutto gioia e amore, fino al momento in cui, intorno al secondo mese, il ginecologo deve parlarti degli esami prenatali, quelli che servono per verificare se il feto ha difetti cromosomici.
Ora, sia chiaro, non sono un medico e questo post non vuole sostituirlo o dare informazioni scientifiche. E’ la nostra esperienza, ma siccome non è stato facile scegliere, raccontare il nostro percorso potrebbe aiutare a capire da cosa partire. In ogni caso, affidatevi sempre al vostro ginecologo, perché quello che ‘SA’ è lui (o lei, come la nostra cara dottoressa Bea, che ringrazio per avermi dato tutte le informazioni utili a non scrivere sciocchezze :))

Esami prenatali, a cosa servono?

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Sarai Eva

Eva - Eco

Sarai Eva.
Eri già Cece, prima di sapere chi fossi, se bambino o bambina.
Un nome per parlare di te con Enea, per renderti vera anche se invisibile.
Poi ti sei rivelata femmina, e quel nome era già lì, pronto ad accoglierti, a sceglierti, a farti esistere al di fuori di quella pancia in cui ti confondi.
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È solo questione di impegno e di esempio

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Pranzo al ristorante: esempio di gioia sotto Carnevale

Farsi esempio, con tutto l’impegno che ne consegue. Credo sia una delle cose più importanti e al tempo stesso più difficili per un genitore.
Importanti da capire, perché è alla base della nostra impronta educativa; difficili da mettere in pratica, perché la stanchezza, la fretta e spesso l’abitudine ci rendono ‘cattivi’ esempi ogni giorno.
Ma diventare genitori è anche la più grande occasione che abbiamo per migliorare noi stessi. È (solo) questione di mettere in pratica alcune semplici regole. Continua a leggere

Enea, fratello maggiore

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Aspettiamo un altro bambino, e l’abbiamo annunciato così.

Ebbene sì, aspettiamo un (altro) bambino. Per annunciarlo ho preparato per Enea la maglietta “Sono un fratello maggiore” e oltre al racconto vi lascio anche i file e le indicazioni per la stampa, nel caso vogliate farla anche voi!

Ma torniamo a noi, dove eravamo rimasti?
Ebbene sì, aspettiamo un (altro) bambino.
“‘Mo’ so’ caxxi vostri!”
“Come vi è venuto pensato?”
“Vedo che non ve ne è bastato uno!”
Ma per fortuna anche tanti abbracci e sorrisi e congratulazioni, al di là dei soliti commenti da terroristi, o semplicemente da genitori con esperienze più sfortunate, o con un approccio diverso alle difficoltà. Perché mica è facile per nessuno crescere un bambino; che sia per il carattere tosto, il temperamento vichingo, le privazioni del sonno, della libertà personale, i malanni, le preoccupazioni, il tempo che non basta mai, a rincorrere la vita col fiato corto, i mille dubbi e la paura di stare crescendo uno psicopatico, essere genitore è forse la più grande sfida che una persona possa scegliere di affrontare. Non perché ci regali chissà quale elevazione spirituale, no. Semplicemente perché se la perdi, quella sfida, non ne va solo della tua vita. Ne va soprattutto di quella vita che hai tra le mani e che non ha gli strumenti per salvarsi da sola. Continua a leggere

Mamma (degenere?) nel tempo libero

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Le nostre colazioni al bar del sabato mattina

Si può essere mamma per 4 ore al giorno? E che mamma?
Me lo chiedo spesso, da quando ho ricominciato a lavorare a tempo pieno, quasi un anno fa. Vedo Enea la mattina dalle 6.30/7.00 alle 8.00, poi la sera, più o meno dalle 19.00 fino alle 22 che non si addormenta.
Che tristezza, è il primo pensiero. Ma non sarei io, se mi fermassi lì, a piangermi addosso e lamentarmi. Con la nascita di Enea ho imparato a usare la positività che tenevo nascosta chissà dove, e che adesso è fondamentale per scacciare il pensiero che siano gli altri a crescerlo (le maestre, i nonni) e che non si possa essere una brava mamma nel “tempo libero”.
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Non si nasce una volta sola. Perchè ‘Casa Tufilla’ – Parte 2

C’era una volta, circa una decade fa, una crisi che ha incontrato il mio cammino e alla quale ho scelto di affidarmi. Una crisi che ho accettato, e con essa il cambiamento che ha portato. Un seme che, come vi ho già raccontato, è sbocciato in qualcosa a me molto caro, questo diario, il diario di Casa Tufilla.

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Rua delle Stelle (rrete li mierghie)

Quell’atto di fiducia che ho avuto verso me stessa mi ha portata in un gruppo di alpinisti e da lì in giro per le Marche e anche l’Italia, in cerca di roccia, orizzonti, ripidi sentieri e cieli verticali. E mi ha portata molto spesso in una città, Ascoli Piceno, che ho scoperto e apprezzato in poco tempo, e con essa le persone. Schiette e toste.

Al i là di una delle piazze più belle d’Italia, al di là del fascino della Rua delle Stelle, di quello spazio “rrete li mierghie” (dietro ai merli) che meriterebbe di veder sbocciare bistrot e botteghe di artisti, esplosioni di fiori sul fondo acciottolato che si sporge sul fiume, quello che tra tutti i luoghi mi ha toccato di più le corde della gioia è stata lei, una piccola porta, alta e stretta, poggiata su uno sperone di tufo, che sembra non sapere se imporsi o restare defilata, se assumere quel ruolo di varco verso una città preziosa o starsene lì a lasciare che l’attraversino, che la superino. Porta Tufilla. Continua a leggere