Yoga in gravidanza

Yoga gravidanza

Lo Yoga, io e la mia panza.

Lo sport non è il mio forte, sudare e tribolare non mi riempie esattamente di gioia, ma potrei camminare per ore e allo yoga faccio proprio fatica a rinunciare.
Perché?
Semplicemente mi fa stare bene, sia fisicamente che a livello emotivo e psicologico.

Poco meno di dieci anni fa ho fatto il mio primo incontro con lo yoga, l’ho praticato per un anno forse, ma le lezioni erano a Jesi, io abito a Fabriano e lavoro a metà strada, alla fine era più lo stress che il beneficio. Quando poi ero incinta di Enea di un paio di mesi, ho avuto la possibilità di partecipare ad una lezione promozionale della Scuola Yoga Camerino.
È stato amore a prima vista.
Per la pratica, ma soprattutto per l’insegnante Karin, una donna straordinaria capace di infondere serenità, pace e fiducia solo a parlarci. E il suo modo di insegnare è secondo me strepitoso: le sue parole e le indicazioni sulle asana (posizioni) ti mettono nella condizione di acquisire pian piano la piena consapevolezza del tuo corpo, aiutandoti così a correggere nei dettagli le posizioni. Dopo un po’, mantenere una postura corretta anche al di fuori delle lezioni diventa pressoché naturale.

Fatto sta che ho deciso di iscrivermi e frequentare le lezioni, che oltre a Camerino, si tengono anche a Matelica, dal lunedì al venerdì e a orari diversi, in modo da permettere a chiunque di praticare. Numerosi sono inoltre i seminari, a cadenza mensile, e le vacanze Yoga.

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Yoga in gravidanza

Ho praticato per tutta la gravidanza di Enea, l’ultima lezione è stata 15 ore prima di rompere le acque, e non appena Enea ha iniziato lo svezzamento ho ripreso e sto praticando ancora, al nono mese di questa seconda gravidanza; credo che, come per Enea, a fermarmi sarà solo il parto.
Essendo incinta non posso praticare tutte le asana,  ma Karin personalizza in tempo reale la lezione in base alle diverse condizioni degli studenti, così da praticare in tutta sicurezza e prendere dallo yoga solo i benefici, che anche in gravidanza sono numerosi, mantenendo elastici muscoli e legamenti, preparandoli al parto, alleviando i fastidi alla schiena e alleggerendo l’anima e i pensieri.

Siccome credo nell’utilità dello Yoga, anche in gravidanza, ho chiesto a Karin se le facesse piacere scrivere qualcosa a riguardo da condividere con voi, e questo è il suo prezioso contributo:

Yoga e gravidanza – una buona coppia!

“L’antica arte/scienza risale ad oltre 3000 anni fa, e a differenza di molte altre forme di esercizio fisico, lo Yoga restituisce energia e regola il sistema nervoso in preparazione alla nascita.
La gravidanza è un’opportunità ideale per prendersi cura della propria salute e del proprio benessere. Il tipo di yoga praticato nella Scuola Yoga Camerino prende il nome dal grande Guru BKS Iyengar, e la sua enfasi sta nel lavorare con attrezzi e sequenze di posizioni che aiutano a rilasciare lo stress e rianimare la tensione.
Dopo le fasi iniziali della gravidanza, gli studenti possono godere di una pratica sostenuta da diversi attrezzi, che accompagnano la crescita del bambino. La pratica dello yoga offre una gamma di posizioni adatte a promuovere una buona postura e una migliore circolazione.
Sviluppando una maggiore forza muscolare e lavorando su nuove tecniche di respirazione, le 
future mamme sono meglio attrezzate e preparate non solo per la nascita, ma anche per il periodo post-parto.

Durante la pratica è fondamentale ascoltare sempre il proprio corpo, evitando di sforzarsi eccessivamente, dato che in gravidanza i legamenti intorno alle articolazioni diventano più morbidi e sciolti.
L’addome, inoltre, dovrebbe rimanere sempre rilassato.

Ci tengo a sottolineare che lo yoga tocca l’anima, non solo il sé fisico; sono anche del parere che le fondamenta per lo sviluppo del bambino su un piano moralmente e spiritualmente più alto si trovino nel grembo materno stesso.
Per questo è importante impregnare la mente della mamma in attesa di “high thinking and high moral living“ (pensiero superiore e alta moralità) in modo che la progenie porti con sé queste impronte sin dalla vita intrauterina.

Attraverso la pratica, la madre viene toccata da questi principi, da questo senso di benessere e sviluppa automaticamente un atteggiamento mentale più sereno, ereditando un sentimento di felicità e tranquillità.

Be happy
Karin Montali”

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Karin Montali, insegnante Iyengar Yoga, Scuola Yoga Camerino

Karin Montali, mamma di 4 figli, ottiene il diploma di abilitazione all’insegnamento yoga presso l’associazione britannica del metodo Iyengar (IYA UK) nel 2001. Nel 2002 inizia ad insegnare yoga a Camerino. Nel 2004 studia in India direttamente con la famiglia Iyengar. Cura intensamente la propria pratica personale e partecipa regolarmente a seminari di approfondimento tenuti da insegnanti senior del metodo Iyengar.

Grazie di cuore a Karin e alla Scuola Yoga Camerino per la disponibilità e la collaborazione nella realizzazione di questo articolo. La mia serenità è anche merito vostro. ❤

Contatti della Scuola Yoga Camerino
Karin Montali 339.5803350
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Sito web
Pagina Facebook

Vi lascio con un messaggio che io trovo meraviglioso, e che sta proprio all’ingresso della scuola di Yoga, sopra una bilancia pesapersone.

Peso-bilancia

Il giusto significato da dare a una bilancia

Questa bilancia vi dà una riflessione numerica della vostra relazione con la gravità. Solo questo e basta!

Non è capace di misurare:

  • La vostra bellezza
  • Il vostro talento
  • Il vostro scopo
  • La vostra forza vitale
  • Le vostre possibilità
  • La vostra resistenza
  • La vostra potenza
  • Il vostro vigore
  • E soprattutto non misura il vostro amore
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Sciroppo per la tosse homemade

Sciroppo tosse CT

Sciroppo per la tosse con zenzero, limone e miele

Ve lo avevo anticipato sulla pagina Facebook di Casa Tufilla, ho provato a fare in casa lo sciroppo per la tosse e siccome sembra abbia funzionato, oggi vi lascio la ricetta!
Che io abbia la mania delle cose fatte in casa e fatte a mano, ormai lo sapete, e siccome non mi piace nemmeno prendere medicine, a meno che non siano necessarie, ricorro spesso a rimedi naturali, come la fitoterapia. Ora che sono in gravidanza, poi, e che anche con le piante devo stare attenta, figuratevi quanto sia restia a prendere qualunque cosa.
Fatto sta che il piccolo quanto meraviglioso untore di casa ci ha attaccato l’influenza, che quest’anno è devastante e per fortuna a noi non ha preso troppo forte, sono così riuscita ad evitare qualunque medicina. Ma, perché c’è un ‘ma’, mi ha lasciata con una tosse stizzosa e fastidiosa, e potete capire che nella mia condizione, con un pancione di 9 mesi che preme sulla vescica, ogni colpo di tosse è un rischio. 🙂

Ecco allora che ho rispolverato una ricetta di cui avevo sentito parlare più volte da quando ho il Bimby, e dato che avevo in casa tutto l’occorrente, perché non provare?

Ingredienti
  • 20 gr di zenzero
  • 3 limoni, meglio se biologici, e comunque non trattati
  • 500 gr di acqua
  • 270 gr di miele millefiori
Procedimento (per Bimby e non)
Sciroppo tosse limone zenzero bimby

Zenzero e limone

Tagliate lo zenzero e i limoni a pezzi, lasciandoli con la buccia, metteteli nel boccale del Bimby, aggiungete l’acqua e fate andare 70 minuti a 80°, velocità soft. Un paio di minuti prima della fine, aggiungete il miele affinché si sciolga.
Se non avete il Bimby, mettete acqua, limoni e zenzero in un pentolino e cuocete per 70 minuti, abbassando il fuoco quando inizia a bollire, così resterà sotto i 100°. Alla fine aggiungete il miele e mescolate finché non si scioglie.

Una volta pronto, filtrate con un colino e conservate in una bottiglia di vetro, per massimo un paio di mesi, in frigorifero.

Somministrazione
  • Mezzo cucchiaino ogni 2 ore per bambini da 1 a 5 anni
  • 2 cucchiaini ogni 2 ore per bambini dai 5 ai 12 anni
  • 2 cucchiai ogni 4 ore per adulti o bambini superiori ai 12 anni

Dopo 2/3 giorni di uso costante ho avuto dei giovamenti. Che sia stato effetto placebo o normale guarigione non ve lo so dire, in ogni caso, come dice mia madre, essendo tutto naturale ‘se non fa bene, non fa neanche male’. Se poi vi avanza e le amate come me, potete usarlo anche nelle tisane, dopotutto non è che miele, limone e zenzero.

Il sapore è gradevole, anche se ovviamente aspro, e vista la quantità di zenzero che non è comunque elevata, anche se ne bevete un po’ non c’è il rischio che vi faccia male (perché si sa, troppo zenzero, viste le sue proprietà antibatteriche, può irritare l’intestino ottenendo effetti contrari).  Viste anche le proprietà antiemetiche (inibisce il vomito) e alleviando la nausea, magari può essere utile anche in caso di virus gastrointestinale…ma questo spero di non doverlo verificare, visto che il piccolo quanto meraviglioso untore ha già contagiato il padre, mentre io per ora pare mi sia salvata.

Ad Enea non ho provato a darlo, lo ammetto. Per quando ho fatto lo sciroppo la sua tosse era quasi del tutto passata, e siccome pure lui pare essere ostico alle medicine (praticamente le sputa tutte, amoredimamma) ho evitato. Dopotutto sono una madre degenere anche per quanto riguarda la salute, ma ve lo racconterò, prima o poi…

Limoncello e crema di limoncello

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Limoncello e crema di limoncello

Ebbene sì, le vacanze di Natale per me son state proprio vacanze. Ho chiuso PC e social e mi sono dedicata alla famiglia, al riposo e a qualcuna delle mie passioni. Ma ormai le vacanze sono finite e anche se io sono in maternità, tempo per raccontarvi e condividere scoperte, ricette e dubbi è ora che ricominci a trovarlo, creandomi pian piano una nuova routine che mi permetta di non perdermi dietro al tempo e di continuare a fare le cose che mi sono prefissata, come la cura di questo piccolo progetto personale chiamato Casa Tufilla.

Nonostante l’alcool in gravidanza non sia proprio la cosa più consigliata, ho approfittato dei limoni disponibili al GAS di cui facciamo parte e ho sfidato la mia panza di sette mesi cimentandomi nella preparazione del limoncello e della crema di limoncello. Siccome i risultati sono stati giudicati ottimi, eccomi qui a condividere con voi le ricette.

La fase iniziale di macerazione delle bucce nell’alcol è uguale per entrambe, ma ci sono alcune considerazioni che voglio fare. Partendo dalla ricetta del limoncello di mia mamma, già ben collaudata, e cercando le varianti per la crema di limoncello ho realizzato che i tempi di macerazione delle bucce nell’alcol erano diverse da ricetta a ricetta. L’illuminazione è arrivata imbattendomi in un post di Dario Bressanini, chimico del blog La scienza in cucina, che ha fatto degli esperimenti proprio sui tempi di preparazione del limoncello. Se volete seguirlo, questa è la sua pagina Facebook.

Nel suo articolo Bressanini scriveAlcuni esperimenti effettuati al Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Napoli hanno mostrato che in realtà un giorno di macerazione è sufficiente per estrarre completamente i componenti principali: il limonene, il beta-pinene e il gamma-terpinene. Per estrarre completamente anche gli aromi secondari, come l’alfa-pinene o il geraniale, invece sono necessari tre giorni.

Bene, partendo da questa affermazione, ho sfanculato le n indicazioni diverse dei tempi di macerazione da ricetta a ricetta, e ho lasciato le mie bucce in infusione per 3/4 giorni, con  buona pace di mia mamma e della sua macerazione di 3 settimane.

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Le bucce dei limoni, come meno parte bianca possibile.

A seguire vi metto le ricette separate, ma la fase iniziale io l’ho fatta tutta insieme, mettendo a macerare le bucce di una decina di limoni in un litro di alcol e agitando giornalmente il barattolo. Poi ho filtrato e diviso a metà l’alcol, aggiungendolo alle due diverse preparazioni.

Un consiglio: il peso specifico dell’alcol non è 1, quindi non pesatelo, ma misuratelo in ml. Mi spiego, nel dividere il litro a metà, non pesate 500 gr, perché l’altra metà peserebbe meno. Usate un recipiente graduato e versate 500 ml in ogni preparazione.

Infine, siccome ci ritroveremo con un certo numero di limoni senza buccia e sapete che a me lo spreco fa venire l’orticaria, sapete cosa ne ho fatto? Li ho spremuti e li ho messi nei contenitori per il ghiaccio, e all’occorrenza possiamo usarli per farci una bella limonata, metterli nel tè (ed essendo ghiaccioli ce lo rinfresca anche), o previo scongelamento usarlo per le scaloppine al limone, sulle fritture, il pesce, etc.

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Le bucce in macerazione e il succo nelle bustine per il ghiaccio.

LIMONCELLO

Ingredienti (per circa 1,5 litri di limoncello)
  • 500 ml di alcol a 95°
  • le bucce di 4/5 limoni (NON TRATTATI, meglio se BIO)
  • 400 gr di zucchero
  • 1 litro d’acqua
Procedimento

Con un coltello affilato o un pelapatate (muovetelo a zig zag per facilitare il taglio e non esercitate troppa pressione) ricavate la buccia dei limoni, stando attenti a non prendere la parte bianca.  Dopodiché metteteli in un barattolo ben chiuso con 500 ml di alcool e lasciateli macerare al buio per 3 giorni. (Io le ho lasciate 4 giorni perché mi stava comodo, questo per dire che passati i 3 giorni, se restano qualche giorno in più non succede niente. L’importante è che non sia meno di 3, purché non vogliate seguire le versioni veloci proposte da Bressanini nell’articolo che vi ho linkato all’inizio.)

Passati i tempi di macerazione, preparate lo sciroppo facendo sciogliere sul fuoco l’acqua e lo zucchero, mescolando di tanto in tanto. Portate ad ebollizione e lasciatelo bollire per qualche minuto. Poi spegnete e lasciate raffreddare completamente.
Se avete il bimby, preparate lo sciroppo mettendo nel boccale l’acqua e  lo zucchero e sciogliendolo per 5/6 minuti a 80°, velocità 1.

Filtrate l’alcol dalle bucce, unitelo allo sciroppo e imbottigliatelo. Conservate in congelatore, che il limoncello è buono ghiacciato.

CREMA DI LIMONCELLO

Ingredienti (per 1,5 litri abbondanti)
  • 500 ml di alcol a 95°
  • le bucce di 4/5 limoni (NON TRATTATI, meglio se BIO)
  • 700 gr di zucchero
  • mezzo litro di latte fresco intero
  • mezzo litro di panna fresca (quella del banco frigo, per intenderci)
Procedimento

Con un coltello affilato o un pelapatate (muovetelo a zig zag per facilitare il taglio e non esercitate troppa pressione) ricavate la buccia dei limoni, stando attenti a non prendere la parte bianca.  Dopodiché metteteli in un barattolo ben chiuso con 500 ml di alcool e lasciateli macerare al buio per 3 giorni. (Io le ho lasciate 4 giorni perché mi stava comodo, questo per dire che passati i 3 giorni, se restano qualche giorno in più non succede niente. L’importante è che non sia meno di 3, purché non vogliate seguire le versioni veloci proposte da Bressanini nell’articolo che vi ho linkato all’inizio.)

Passati i tempi di macerazione, preparate la crema facendo sciogliere sul fuoco il latte intero e lo zucchero, mescolando di tanto in tanto. Portate ad ebollizione e lasciatelo bollire per una decina di minuti, mescolando per evitare che faccia schiuma. dopodiché aggiungete la panna e dal bollore contate una trentina di secondi, spegnete e lasciate raffreddare completamente.

Se avete il bimby, mettete nel boccale lo zucchero e il latte e fate cuocere per 10 minuti a 100°, velocità 1. Aggiungete poi la panna fresca e al raggiungimento dei 100° cuocete per 1 minuto a velocità 1.

Filtrate l’alcol dalle bucce, unitelo alla crema e imbottigliatelo. Conservate in congelatore, che anche la crema di limoncello è buona ghiacciata.

Ps: se volete una crema un po’ più leggera, potete variare le proporzioni latte/panna. Io per esempio, mi son ritrovata per sbaglio con meno panna del necessario e alla fine ho fatto 650 gr di latte e 350 gr di panna, e il risultato è davvero ottimo. La crema è bella densa e il bello di questa ricetta è che la crema non viene troppo dolce, per cui a fine pasto si beve davvero bene.

I 7 motivi per cui sono una madre degenere: #1 allattamento

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Enea e la sua sonnolenza appena nato


Nasci mamma e ti accorgi che tutti hanno qualcosa da dirti.
La differenza rispetto a prima è che invece di limitarsi a ‘criticarti’ alle spalle, ora che sei mamma quello che è giusto te lo devono proprio dire. Sia mai che tuo figlio cresca male.
Quando poi provi a far valere le tue ragioni, la risposta solitamente è “Non mi pare che quelli che (descrizione variabile in base all’oggetto della conversazione) siano morti o cresciuti tanto male”. E grazie al cavolo! Anche mio padre fumava con me in macchina, e non sono morta (almeno, non ancora), ma io non lo farei mai!

Il fatto che poi io, figlia di una pedagogia fatta di sculacciate, urla e punizioni, abbia combattuto (e con qualcosa combatto ancora, a 37 anni suonati) con depressione, insicurezze, autostima altalenante e attacchi di rabbia dovuti probabilmente a ferite mai chiuse, non fa nascere per niente il dubbio che forse forse qualcosa potrebbe essere (giustamente) evoluto, o che quello che a me non è piaciuto, magari non voglio ripeterlo con Enea. Continua a leggere

Albero di Natale a prova di bimbo

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Il nostro albero di Natale attacca e stacca

Chiunque abbia un bambino leggermente più vivace e curioso di un soprammobile, sa bene quanto l’albero di Natale, oltre che essere circondato di magia, è anche molto probabilmente destinato ad una fine infausta, negli unici 5 minuti in cui lascerai la creatura incontrollata.
Dopo il primo Natale a suon di colpi apoplettici e corse forsennate per salvare l’albero (ehm…dovevo dire Enea?!) ho rubato qualche (altra) ora al sonno per preparargli un albero di Natale tutto per lui, sicuro, resistente e anche divertente.

Visto che è veramente facile prepararlo, vi racconto come l’ho fatto, così potete farlo anche voi. Continua a leggere

Basta curare i bambini. Prendiamocene ‘semplicemente’ cura.

Parco giochi

La scorsa settimana ho avuto l’occasione di incontrare nuovamente il ‘mio’ pedagogista di riferimento, Paolo Cingolani di Liberamente, grazie ad uno degli incontri periodici organizzati dall’asilo Fantaghirò di Fabriano. A dispetto dell’ultima volta, in cui la conversazione era stata abbastanza libera e partiva direttamente dalle domande dei genitori, il pedagogista ha voluto affrontare un argomento preciso e che gli sta molto a cuore: il tornare a prendersi cura dei bambini, anziché curarli.

La sua riflessione parte da alcuni concetti fondamentali: Continua a leggere

Carbonara di zucca (e non solo)

Carbonara Zucca CT

Eccola qua, stavolta fotografata prima di spazzolarla.

Donne in dolce attesa, intolleranti e non amanti delle uova, venite a me!
Siccome qua non si cucina quasi più niente che non sia di stagione, affianco alle ricette col cavolo, quelle con la zucca. In particolare, dato il mio stato interessante che bandisce le uova crude, voglio condividere con voi la ricetta della carbonara di zucca, dove l’uovo è sostituito con una crema semplice semplice di zucca, ma il sapore finale, vi assicuro, potrebbe quasi portarvi a dire “Ma davvero non è una carbonara normale?”

Iniziamo, con gli ingredienti sempre un po’ ad occhio (per non dire ad minchiam), come mio solito. Continua a leggere

Elogio (ahimé funebre) della nostra borraccia

Borraccia motori Tyrell Katz

La nostra amata borraccia motori Tyrell Katz

Ebbene sì, dopo un anno di onoratissima carriera, la nostra amata borraccia ci ha lasciati. E non perché lo volesse lei, poverina, ma il suo caro proprietario, in un momento di distrazione, le ha riportato ferite che non si possono sanare. E lei ormai versa lacrime ogni volta che le ricordiamo quale sia il suo ruolo.

Una borraccia unica, colorata, piccolina e perfetta per Enea, che non avendo mai voluto biberon, ha potuto godere del suo tappo con foro a misura di bambino. Peccato che la smodata passione di Enea per il mordere, come ormai ben sapete, l’abbia portato a rosicchiare bellamente il tappo, così che adesso, oltre a chiudersi con fatica, la povera borraccetta perde acqua goccia a goccia, come delle piccole lacrime per il futuro perduto.

Ma voglio rendere positivo questo momento di tristezza raccontandovi la sua storia, ma soprattutto consigliandovela, perché per la prima volta in vita mia ho trovato una borraccia che, udite udite, non puzza di fogna dopo un giorno. E neanche dopo 3 o 4. Continua a leggere

Educare senza arrabbiarsi, è possibile? Pare di sì…e tentar non nuoce.

Gentilezza

Le delicatezze di un bimbetto di due anni e poco più.

Che io sia una lettrice accanita, di siti, blog, libri e articoli, ormai dovreste saperlo.
E anche che sono mamma di un bambino primitivo, che morde e pizzica quando è in preda alle emozioni (e pure schiaffi, ultimamente, che ci mancavano, sia mai!).
Sono pure costantemente devastata dall’autocritica, dal perfezionismo e dalle manie di controllo.
Metti insieme questi 3 ingredienti e cosa ne viene fuori? Una mamma che di fronte alle fasi critiche e ai comportamenti del proprio bambino, legge, si informa e le prova tutte, perché è vero che i comportamenti dei bambini non sono sempre colpa nostra, ma è una nostra responsabilità aiutarli a gestirli e correggerli, certi comportamenti, se non sono positivi.

E allora, dopo i rimedi fai da te e le lettere alle riviste di pedagogia e le varie leggi del taglione, sono approdata, grazie al consiglio di un’amica, sulla pagina youtube di Bimbiveri, a cui è associato l’omonimo sito. Tra i due, quello che vi consiglio di seguire è il canale youtube, dove ci sono numerosi video in cui Roberta Cavallo, consulente con diversi anni di esperienza in centri di affido familiare, racconta in modo chiaro e semplice la sua esperienza. Esperienza che, a quanto pare, ha funzionato con successo con i bambini in affido, di certo più delicati.
E allora perché non dovrebbe funzionare con Enea?“, mi sono detta.
E nelle pause pranzo e la sera a letto, ho preso l’abitudine di ascoltarmi uno o due video della Cavallo apprendendo dei principi che sto applicando con Enea…certo, ci vuole tempo e perseveranza, ma qualcosa inizia a muoversi, in queste ultime due-tre settimane (vi avevo anticipato qualcosa in questo post). Spesso la ascolto anche in macchina, perché ho scaricato i video sul mio cloud e posso sentirli senza finire i Giga (…come mi è già successo…tontolona!) Continua a leggere

App sulla gravidanza ne abbiamo?

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Il bambino in 3D dell’App Sprout Gravidanza

Potevano, in un un mondo 2.0, 3.0, 4.0, n.0, non esistere App per la gravidanza?
Ovvio che no. E io, nonostante sia poco più che 1.0 (avrete notato che a parte la semi-regolarità con cui scrivo qui, per il resto sono molto incostante su Facebook, Instagram e Twitter) già per la gravidanza di Enea avevo scaricato una app dedicata. In questa seconda gravidanza, nonostante la curiosità e la necessità di informarmi siano molto meno frequenti rispetto alla prima, ho voluto fare uno step ulteriore e provarne anche altre. Ora, sarà stato il sesto senso, o forse solo culo, ma quella che avevo usato per Enea si conferma migliore App per seguire la gravidanza.
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