Si può preparare un bambino a diventare fratello maggiore?

Fratello maggiore

Enea ed Eva (sì, lei è proprio lì, sotto la mia maglia :)). Credits: Anna Maria Martsenkova

Mancano poco più di 4 mesi al momento in cui Enea diventerà fratello maggiore.
Sin dal test di gravidanza ci siamo chiesti come avremmo potuto accompagnarlo in questa attesa e aiutarlo ad affrontare un cambiamento così grande. Come mio solito, il primo passo è stato quello di leggere. Iniziando da qualche articolo online, per poi passare ai libri. Per me e per Enea.

Con mooooolta calma sto leggendo “Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina” di Giorgia Cozza (autrice anche del libro “Bebè a costo zero“, che ho letto durante la gravidanza di Enea e di cui voglio raccontarvi, prima o poi). Il libro è disponibile su Amazon, sia in formato cartaceo (13,60 €) che in versione Kindle (8,99 €). Io ho scaricato quest’ultimo, motivo per cui ci sto mettendo tanto a leggerlo: abituata al cartaceo, mi dimentico di averlo sempre lì a portata di mano sul cellulare, e passo il tempo ‘perso’ a perdere tempo con le caxxate (Social&Co). Partendo dal presupposto che ci sono spunti interessanti, anche se forse sarebbe bastata la metà delle pagine senza perdere in esaustività, vi rimando il racconto a quando l’avrò finito.

Quello che vi racconterò oggi, invece, è come stiamo coinvolgendo Enea nella gravidanza (del libro che abbiamo scelto per lui, “Il pancione della mamma, tu dentro e io davanti“, vi dirò la prossima settimana) e un paio di articoli di UPPA che danno le basi di come gestire l’arrivo di un fratello o una sorellina.

Comunicare la gravidanza e coinvolgere il futuro fratello maggiore

Enea, che ha due anni e mezzo, è stato il primo ad essere informato dell’arrivo di un fratellino o una sorellina. Gli abbiamo detto che papà aveva messo un semino nella pancia di mamma, e quel semino era diventato un bambino; che la pancia piano piano sarebbe cresciuta e lui sarebbe diventato un fratello maggiore. Dopo averglielo detto ammetto che ho avuto un po’ di timore. Se qualcosa fosse andato storto come glielo avremmo spiegato? Ma la probabilità che qualche amico o parente parlasse del nuovo arrivo davanti a lui era ben più alta della possibilità di un’interruzione della gravidanza, e allora abbiamo preferito “correre il rischio”. Anzi abbiamo lasciato che fosse lui ad ‘annunciare’ la notizia, rendendolo protagonista.

Nulla esiste finché non ha un nome

Da subito gli abbiamo dato un nome, a quel bambino nella pancia, per renderlo reale e non stare sempre a dire “il fratellino o la sorellina”. Quel nome era Cece, scelto da Enea, perché “è piccino come un cecetto“. Quando poi quel Cece è diventato Eva, gli abbiamo dato il nuovo nome, spiegandogli che poteva chiamarla come preferiva, proprio come io spesso chiamo lui “Pipino” o  “Amore di mamma”, invece che Enea.

Vivere insieme i cambiamenti e spiegare quello che accade

Col passare dei mesi stiamo facendo notare ad Enea le cose che avvengono: io che non posso mangiare tutto quello che mangia lui perché potrebbe far male ad Eva (toxoplasmosi negativa… che ve lo dico a fa’!), il fatto che nel primo trimestre a volte non riuscivo a mangiare per le nausee, “forse perché Eva non aveva fame“.
Per causa di forza maggiore l’ho dovuto portare con me a fare i prelievi del sangue, e gli spiegavo che serviva per capire se Eva stava bene, visto che era dentro la pancia e non potevamo portarla dal pediatra.

Credo abbia a modo suo capito subito quello che stava succedendo, perché ha iniziato ad accarezzare la pancia, a dire: “Posso dargli i bacini, gli abbracci e le carezze, ma i pizzicotti e i morsi nooo, che gli fanno male“. E la sera, mentre leggiamo una storia prima di dormire, vuole spesso che mi scopra la pancia, così può toccare “Evina, piccolina“, come dice lui.

E adesso iniziano ad arrivare anche le prime domande su come faccia a mangiare, se dentro la pancia è buio e come farà a uscire. Domande a cui cerchiamo di rispondere con naturalezza, raccontandogli anche cosa succederà dopo, una volta nata: il tubicino che ha nella pancia, da cui mamma gli dà da mangiare, che poi si staccherà e diventerà l’ombelico; il fatto che ora ha gli occhi chiusi e non si accorge del buio, ma quando uscirà, in mezzo alle gambe di mamma, perché lì c’è il buchino più vicino, aprirà gli occhi per la prima volta e vedrà il suo fratellino. Mi sono chiesta spesso se fosse giusto dirgli come si nasce, ma in fondo la malizia è nostra, non loro, e la tranquillità con cui ha preso la ‘notizia’ mi ha suggerito di aver scelto bene.

All’ultima visita lo abbiamo portato con noi, per fargli sentire il battito di Eva in tutta la stanza. Ama poggiare l’orecchio sulla mia pancia e sentire il cuore di Eva (ehm…è bello lasciarlo sognare, no?), e sentirlo insieme a noi dall’ecografo lo ha emozionato tanto. Certo, spiegargli l’ecografia non è stato facile, dirgli che il dottore con una specie di telecomando passa sulla pancia di mamma e riesce a vedere dentro, rimandandoci una foto sullo schermo non è stato semplice. Ma quando poi mi ha detto “Allora quello che abbiamo sentito in vacanza si chiama ecomontagna!” ho capito che forse il concetto era passato.

Man mano che capita l’occasione poi, gli racconto di quando è nato, della pipì che mi ha fatto sulla pancia appena l’ostetrica me lo ha messo in braccio, e di come abbia subito smesso di piangere appena mi è stato vicino. Ed è bello vederlo incuriosito e contento di sentirmi parlare di lui. Anche questo è un modo per avvicinarlo a quello che accadrà.

Quando poi accadrà, sarà tutto da rifare, perché la realtà è diversa dall’attesa. Ma almeno proviamo a trasmettergli la bellezza di questa nuova situazione e a vivere insieme a noi questi 9 mesi.

Il parere degli esperti

Quanto detto finora non ha alcun fondamento scientifico, è la nostra esperienza per cui prendetela come un confronto e non un consiglio. Cercando invece informazioni su come gestire l’arrivo di un fratellino, ho trovato un paio di articoli di UPPA – Un Pediatra Per Amico, rivista indipendente a cui sono abbonata e che mi sembra tratti i diversi argomenti con professionalità, spirito critico e anche un po’ di innovazione.

Nell’articolo Improvvisamente fratelli: come gestire il cambiamento in arrivo sostengono che i genitori devono capire che nel bambino piccolo non è ancora sviluppata la capacità di prevedere cosa succederà e come si sentirà dopo la nascita del fratellino. I bambini vivono nel nel qui e ora, la presa di coscienza e l’accettazione iniziano solo dopo il lieto evento. Per questo è importante accettare e rispettare qualsiasi reazione nei confronti del nuovo arrivato. Concediamo loro la propria personale “gravidanza post nascita”.

Ma nella pratica, cosa sarebbe meglio fare e cosa evitare?

È bene

  • Dirgli che può baciare e accarezzare il nuovo arrivato, e che sappiamo lo farà con delicatezza.
  • Dargli il ruolo di esempio e di guida per il fratellino, facendogli notare quanto lui lo imiti.
  • Aiutarlo a comprendere i bisogni del piccolo: decifrare il pianto, l’essere maldestro e instabile. Ciò lo educherà all’empatia.
  • Coccolarlo e abbracciarlo spesso, soprattutto da parte della mamma.
  • Coinvolgerlo nella cura del piccolo: spogliarlo, cambiare il pannolino, aiutarlo a mangiare.
  • Proteggere i suoi spazi e il suo ‘lavoro’, affinché non venga disturbato dal fratellino.

È meglio evitare di

  • Allontanarlo da casa nei primi giorni, tenendo i due bambini lontani.
  • Dirgli «ormai sei grande, lui è piccolo!».
  • Riprenderlo perché fa cose che non vanno bene per il fratellino, dandogli invece momenti dedicati all’interazione con il piccolo e indicazioni su come farlo”

E quando c’è di mezzo la gelosia?

Nell’articolo Gelosia: come insegnare a essere fratelli maggiori si sottolinea l’importanza dell’onestà. Dire al bambino che non è cambiato niente e che tutto resterà come prima, oltre ad essere una menzogna, farà sentire il bambino preso in giro e non capito.
Negare la gelosia del primogenito, nel tentativo di superare il senso di colpa per avergli creato disagio, non è la soluzione.

Il fatto poi che il bambino dimostri di voler bene al fratellino non significa che non provi gelosia. Questa, infatti, non ha a che fare con i sentimenti verso il piccolino, è bensì legata alla figura di attaccamento e alla paura di perderla.

Come affrontare e gestire questa gelosia?

Riconoscere che le cose sono cambiate e rispondere con tutte le rassicurazioni necessarie: ci si vuole bene, si è tutti un po’ grandi e anche un po’ piccoli, tutti abbiamo bisogno di sentirci amati e si va bene così come si è.

La gelosia è segnale della percezione dei cambiamenti portati dalla nascita del fratellino. Ma anche se le cose non sono più come prima e ci si sente un po’ tristi e preoccupati, ci si può voler bene lo stesso. In modo diverso.

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Un pensiero su “Si può preparare un bambino a diventare fratello maggiore?

dimmi...

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