Spannolinamento: i consigli di Easy Mum

Spannolinamento

La prima pipì di Enea sul vasino, la scorsa estate. In adolescenza pagherò caro l’aver pubblicato questa foto 😛

Enea ha due anni, il caldo è alle porte e la questione ‘spannolinamento’ inizia ad assumere le sembianze di un mostriciattolo pauroso. Sono io, certo, ad avere paura, non voglio ammetterlo ma ho quel mix di sensazioni tra l’emozionato, il curioso, l’impaziente e..ebbene sì, il terrorizzato. Perché tanto noi mamme lo sappiamo che arriviamo baldanzose, cariche di tutte le nostre belle aspettative, e poi taaaaac, arriva la realtà, che di solito è un pelino meno azzurra e infiocchettata di quanto pensiamo.

Intanto, per non farmi trovare impreparata, mi sono concessa un aperitivo con Francesca, fondatrice di EasyMum, un centro in cui mamme e famiglie si possano sentire accolte e supportate nel loro cammino con i figli. Francesca organizza diversi laboratori per bambini, ma anche incontri con i genitori, affrontando diversi argomenti su educazione, genitorialità e sviluppo del bambino. Tra questi, a marzo c’è stato un incontro sullo spannolinamento, a cui però non potevo partecipare. D’accordo con Serena, un’amica che come me era interessata ma assente, abbiamo proposto a Francesca di vederci per un aperitivo al Marchese del Grillo, il relais di Serena, e farci dare delle ‘ripetizioni’. Da quel piacevole incontro ho avuto tanti spunti interessanti e diverse conferme, oltre a qualche indicazione diversa da quello che credevo corretto.
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Il periodo giusto

Il nostro giorno è il 23 giugno. Sul mio calendario è quello il giorno fissato per lo spannolinamento. Sembro matta, lo so, ma da qui a metà luglio era l’unica triade venerdì-sabato-domenica libera da scadenze di lavoro, matrimoni, cerimonie varie, feste, cene e toda gioia. Roma non è stata costruita in un giorno, e nemmeno togliere il pannolino sarà una cosa veloce. Per cui prendetevi del tempo, qualche giorno senza impegni, da poter dedicare con tranquillità alla vostra creatura (che suona meno brutto che dire “a pulire pavimenti da cacca e pipì”).
Amici vicini a me hanno fatto tutto in un giorno, e qui parte il coro “che grande botta di culo!“, con hola annessa. E no! Vi prego no, non fatevi fregare, non costruitevi queste aspettative. Sono come i bambini che dormono tutta la notte dal giorno in cui sono nati, 1 su 1 milione! Culo, natura, bravura, qualunque cosa sia, non è la regola, è più facile che impiegherete diversi giorni, che sia una settimana o più dipende dal bambino.
E comunque, la dolce creatura spannolinata in un giorno ha iniziato a dormire più di due ore filate alla veneranda età di 3 anni. Della serie, se vi è andata di culo col sonno, non pretendete di averlo pure per il resto, dividiamocelo un po’ per uno, ok?!

Al di là del numero dei giorni necessari, noi del Bel Paese siamo abituati ad aspettare il caldo per togliere il pannolino, se la creatura si bagna non prende freddo e se dobbiamo lavare vestiti e cose spiscettate, in poche ore è tutto asciutto. Noi del Bel Paese, certo. Gli altri no, tendenzialmente. Leggevo tempo fa di una ragazza che vive a Dublino, lei ha spannolinato d’inverno, tanto la temperatura poco cambia, in mezza Europa al massimo passa da freddo a freschetto, quindi tanto vale, se non volete aspettare l’estate, farlo quando vi pare. L’unico limite lì lo vedo nell’asciugatrice, se non ce l’avete vi serve una quantità di cambi notevole.

Quello che non sarebbe consigliabile è togliere il pannolino al mare, innanzitutto perché, essendo spesso bagnati e in mezzo alla sabbia, non è facile per loro capire il concetto di ‘farsela addosso’, secondo perché si è in una situazione non quotidiana, con abitudini e tempi diversi, per cui poi, una volta a casa, si rischia di doversi riabituare alla vita di tutti i giorni senza pannolino.

Il momento giusto

Ma come capire quando è il momento giusto per il bambino? Perché finora, diciamocelo, abbiamo parlato del momento giusto per noi, più che altro. I segnali sono diversi:

  • Si sveglia con il pannolino asciutto, che sia la mattina o dopo il pisolino
  • Capita spesso che gli troviate il pannolino asciutto quando lo spogliate
  • Riconosce il momento pipì e cacca e si ‘concentra’, mettendosi in un certo posto, o interrompendo le attività che sta facendo
  • Avvisa che la deve fare, la sta facendo o l’ha già fatta
  • Non ha paura del WC, o almeno non è terrorizzato al solo pensiero di appoggiarci il culetto

I primi due segnali indicano che ha imparato a trattenere la pipì e a farla tutta in una volta, e non più a spruzzetti piccoli e frequenti. Il fatto che da qualche mese a questa parte trovassi spesso Enea bagnato fin sotto le ascelle, al mattino, era un buon segnale, a differenza di quello che pensavo. Mi ha infatti spiegato Francesca che la pipì gli usciva perché la faceva tutta insieme e il pannolino non riusciva ad assorbirla. E infatti questo accadeva sempre la mattina, quando il suo sonno diventava leggero e ‘decideva’ di fare la pipì.

A questo proposito apro una parentesi: a parte i primissimi mesi, in cui ho provato diverse marche e alternato i lavabili, abbiamo sempre usato pannolini Toujours della LIDL, ottima qualità, tengono benissimo e costano niente (7,99 euro per una 50ina di pezzi). In queste ultime notti da superpiscione abbiamo usato Pampers, e nei casi estremi tengono un pochino meglio, ma per tutti i giorni risparmiateveli, quei soldini.

I secondi due segnali, indicano che il bambino capisce cosa sta succedendo e ‘dedica’ a cacca e pipì del tempo tutto loro.
Enea ultimamente, dopo aver fatto la cacca, chiede di essere cambiato, perché forse la sensazione di ‘sporco’ inizia a dargli fastidio.

WC o vasino

E qui arriviamo all’ultimo segnale, non ha paura del WC. Sì, il WC, perché uno dei consigli ricevuti è stato quello di saltare lo step vasino e abituarlo direttamente al water con riduttore, così da evitare il doppio passaggio.

Si pensa che il WC possa essere più spaventoso rispetto al vasino, ma i bambini sono abituati a vederci fare i nostri bisogni proprio lì e per loro è più facile identificare quello come il luogo adatto.
Quello che potrebbe infastidirli è la sensazione di vuoto delle gambe a penzoloni, facilmente superabile con l’utilizzo di uno sgabellino su cui appoggiare i piedi e anche salire e scendere autonomamente (noi abbiamo questo di Ikea).

Sul tipo di riduttore da usare non ci sono preferenze, l’unica accortezza è che la ciambella sia morbida e che abbia i manici per potersi reggere.
Quanto al vasino, che noi avevamo già comperato qualche tempo fa, abbiamo scelto la linea del meno distrazioni ha meglio è. Il momento ‘bagno’ deve essere consapevole, preferiamo non rincoglionirlo di giochi così la fa e manco si accorge. Un po’ come col mangiare, meglio senza giochi, tv e smorfie varie (ma qui io parlo facile, Enea ha sempre mangiato con piacere, per cui non ho avuto bisogno di inventarmene tante). Tornando al vasino, noi abbiamo scelto questo, ce ne sono arrivati uno blu e uno rosa, che il colore non lo scegli, ma non importa, siamo noi adulti a dare un significato a quei colori, un bambino di certo non fa differenza, se non gliela insegniamo.

I libri

Quando ci siamo viste all’aperitivo sullo spannolinamento Francesca è arrivata con il libro che ha usato lei per le sue bambinee che ha trovato molto valido: Sara usa il water, disponibile anche in versione maschile Leo usa il vasino (che mi chiedo, chissà perché lei il water e lui il vasino).

A noi invece hanno regalato Ciao Vasino!, disponibile anche per bambine, e ci è piaciuto molto per due motivi: a Enea perché ha un pulsante che imita il suono dello sciacquone, a me perché parla sia di water che di vasino, lasciando quindi la libertà di scegliere il metodo preferito.

Un altro libro, che ha usato una mia amica e al suo bambino piaceva molto, è Posso guardare nel tuo pannolino?. Se credete che la differenza possa farla un libro, lui è il bambino spannolinato in un giorno, dal papà, tra l’altro. Così, per dire che non dobbiamo farlo necessariamente noi mamme, ecco!

Cosa cambia tra il giorno e la notte?

Quando si decide di spannolinare, spieghiamogli che non porta più il pannolino e quando ha bisogno di fare cacca o pipì lo deve dire così lo accompagniamo in bagno. Le prime ore saranno di osservazione, per cercare di capire ogni quanto fa pipì, in modo da farci trovare pronti senza essere ossessivi: invece di chiedergli ogni n minuti se deve fare pipì, facciamo caso ogni quanto la fa e chiediamogli se gli esce solo quando inizia ad essere ora, così non si sentirà pressato. Stessa cosa per la cacca, se sappiamo che la fa di mattina, ad esempio, quando fa la pipì invitiamolo a fare anche la cacca.
Naturalmente, in caso di incidenti non dobbiamo farci vedere arrabbiati né sorpresi o delusi. Con molta tranquillità spieghiamogli che va fatta nel vasino e che la prossima volta ce lo dovrà dire. E così via, con tanta tanta pazienza.

E la notte? Togliere il pannolino di giorno e rimetterlo di notte potrebbe non essere la scelta migliore, abituando (o confondendo) il bambino a due diversi comportamenti ‘giusti’. Una volta avviata l’impresa dello spannolinamento, tanto vale affrontarla una volta per tutte. La notte certo potranno esserci degli incidenti, ma qui Francesca ci dà qualche trucco per rendere il tutto meno traumatico. Un pigiama leggero e comodo da cambiare e doppio o triplo strato ‘lenzuolo-traversina-lenzuolo-traversina’, così al primo incidente basta togliere uno strato di lenzuolo e traversina e il letto è già pronto per dormire. Se abituarsi alla notte fosse più complicato, può essere il caso notare a che ora succede il fattaccio (dobbiamo farci caso noi, perché molto spesso anche se si bagnano non si svegliano) e portarli in bagno, fargliela fare (dicono basti appoggiarli sul water e la fanno praticamente senza svegliarsi) e ogni notte ritardare un po’, finché non si arriva al mattino.

E la cacca?

Ecco, dicono che questo sia un argomento un po’ più ostico, rispetto alla pipì. Molti bambini non riescono a lasciarla andare. Che sia water o vasino, di farla fuori dal pannolone proprio non se ne parla. In questo caso Francesca suggerisce molta pazienza e nessuna forzatura. Lasciare che la facciano nelle mutandine oppure rimettere il pannolino giusto per espellerla, lasciare che il momento vasino o wc diventino normali, un’abitudine, e poi invitarli di nuovo a farci anche la cacca. Procedere così, per tentativi, finché pian piano si sentiranno pronti ad abbandonare quel tesoro schifosino.

E con l’asilo e i nonni e tuttoilresto come faccio?

Naturalmente, una volta che si decide di prendere il pannolino per le corna, è buona cosa informare, condividere e allinearsi con tutte le persone che si prendono cura del bambino, dalle maestre dell’asilo, ai nonni, le babysitter e ci siamo capiti. Comportarsi tutti nella stessa maniera, coerenti e uniti, aiuterà la creatura a sentirsi a suo agio, ritrovando gli stessi punti di riferimento seppur in contesti diversi.

Detto ciò, vi lascio giusto qualche altra parola. Che vi siano da guida in questo viaggio, affinché il passaggio non indossi le vesti di un inopportuno Caronte:

PAZIENZA (siate dolci, comprensivi e fiduciosi)
ASPETTATIVE BASSE (senza demoralizzarvi eh!? Non significa che non ce la farete, significa che potreste non farcela in un giorno solo, ecco!)
PRENDETELA CON FILOSOFIA (dategli il giusto peso, non fatevene una malattia, ce l’hanno fatta tutti, in qualche modo, e rideteci su, potrà solo aiutare –non davanti alla creatura però, eh!-)
TRE GIORNI (i bambini hanno bisogno di almeno tre giorni per abituarsi e accettare un cambiamento, e di una settimana per stabilizzare il nuovo comportamento, quindi…non mollate prima!)

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2 pensieri su “Spannolinamento: i consigli di Easy Mum

dimmi...

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